Un bilancio solido non basta: alla Valle d’Aosta serve una direzione.

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12.17.2025

Conti in ordine, sì. Ma la vera domanda è se questa solidità diventa capacità di cambiamento.

Il paradosso della solidità

Nel dibattito sul bilancio regionale è facile cadere in due trappole opposte: la celebrazione acritica dei numeri, oppure la loro demonizzazione ideologica.
Io credo che la politica abbia il dovere di fare una cosa diversa: dire la verità dei conti e poi porre le domande giuste.

E la verità, oggi, è che la Valle d’Aosta ha i conti in ordine.
Abbiamo un fondo cassa superiore al miliardo di euro, una buona capacità di tenuta finanziaria, margini per assorbire shock esterni senza affanno di tesoreria. Non siamo una Regione in difficoltà strutturale. Questo va riconosciuto, senza propaganda e senza retorica.

Ma proprio per questo il giudizio politico diventa più esigente.
Perché avere risorse non è sufficiente. La domanda vera è un’altra: questa solidità viene trasformata in capacità di cambiamento?

Avere il conto in banca pieno mentre il tetto della casa perde acqua non è una virtù. È un problema.


I numeri che funzionano (e vanno riconosciuti)

Il bilancio 2026–2028 presenta diversi elementi positivi, che sarebbe sbagliato ignorare.

Gli investimenti previsti per il 2026 ammontano a circa 459 milioni di euro: risorse importanti, che potrebbero incidere sulle infrastrutture, sulla sicurezza del territorio, sulla modernizzazione dei servizi.
Viene inoltre confermata l’esenzione dall’addizionale regionale IRPEF fino a 15.000 euro: una scelta di equità fiscale che tutela le fasce più fragili e utilizza l’autonomia per redistribuire, non per colpire.

Anche le politiche sociali crescono in modo significativo, superando i 137 milioni di euro. In una regione che invecchia rapidamente e affronta un saldo demografico negativo, questo è un segnale di attenzione che va riconosciuto.

Questa solidità non nasce per caso. È il risultato di scelte amministrative stratificate nel tempo. E se negli ultimi anni il Partito Democratico ha avuto responsabilità di governo, questa credibilità finanziaria è anche frutto di quel lavoro.

Dirlo non è autocelebrazione. È serietà istituzionale.


Quando la solidità rischia di diventare immobilismo

Proprio perché i conti reggono, è necessario guardare oltre la superficie.

Il Documento di Economia e Finanza Regionale ci dice che lo scenario internazionale resta instabile: crescita rallentata, inflazione persistente, incertezza geopolitica. Per una regione di confine come la nostra, questi fattori si traducono in volatilità economica e pressione sui servizi.

E qui emerge una prima criticità strutturale: la spesa corrente cresce più delle entrate.
Le entrate previste aumentano nominalmente, ma la spesa corre più veloce. Questo squilibrio rischia di essere coperto con risorse non ricorrenti, come l’avanzo di amministrazione, o con tagli impliciti alle missioni meno protette. È una soluzione che non regge nel medio periodo.

C’è poi un problema ancora più politico: l’88% delle entrate tributarie regionali deriva da compartecipazioni ai tributi erariali.
In altre parole, viviamo di tasse decise altrove. Ogni modifica nazionale a IRPEF, IVA o accise produce effetti automatici sulle nostre entrate, senza che la Valle d’Aosta partecipi davvero alla decisione.

Il caso della riforma IRPEF è emblematico. Le aliquote nazionali sono state ridotte e accorpate. Il risultato, matematico, è una riduzione delle entrate regionali. Esiste un tavolo tecnico con il Governo per valutare compensazioni. Ma parliamo di ipotesi, non di certezze.

Costruire un bilancio triennale su una speranza di ristoro significa barattare l’autonomia finanziaria con la benevolenza del centro. È un rischio che va detto con chiarezza.


Il problema non è avere risorse, ma saperle spendere

C’è poi un dato che più di ogni altro racconta la difficoltà della macchina pubblica regionale: il Fondo Pluriennale Vincolato in conto capitale.

Parliamo di circa 210 milioni di euro stanziati negli anni precedenti per opere che non sono state realizzate o completate nei tempi previsti. Risorse che esistono, ma non si traducono in cantieri, servizi, infrastrutture.

È il segno di una bulimia programmatoria accompagnata da una anoressia realizzativa.
Le cause sono note: norme sugli appalti sempre più complesse, carenza di personale tecnico, procedure interne farraginose. Ma il risultato è chiaro: i soldi restano fermi.

E tenere ferma liquidità in un periodo di inflazione significa vederla erodere. Il costo opportunità di questa immobilità è altissimo.


La sanità: una tassa occulta sull’inefficienza

La sanità assorbe oltre un quinto del bilancio regionale. È giusto così: la salute è un diritto fondamentale.
Ma dentro questo grande flusso di risorse c’è un dato che non può essere ignorato.

La nostra sanità è in grado di attrarre pazienti da fuori Regione per circa 14 milioni di euro l’anno. È un segnale positivo.
Ma nello stesso tempo spendiamo circa 27 milioni di euro per curare valdostani che vanno altrove.

Il saldo è negativo: 13 milioni di euro ogni anno che non rafforzano i nostri reparti, ma finanziano altri sistemi sanitari.
È una tassa occulta sull’inefficienza che non possiamo più permetterci, soprattutto in una Regione piccola, anziana e fragile.


La Valle d’Aosta reale, fuori dai documenti

Il limite più grande di questo bilancio non sta nei numeri, ma in ciò che i numeri non raccontano abbastanza.

La Valle d’Aosta sta cambiando pelle.
In dieci anni le nascite sono crollate di circa il 30%. Il saldo naturale è negativo in modo strutturale. L’indice di vecchiaia ha superato quota 200. I giovani se ne vanno, sempre più spesso all’estero.

Questo ha conseguenze concrete: scuole che chiudono, servizi che si accorpano, banche che spariscono dai territori. Oggi oltre due terzi dei Comuni valdostani non hanno più uno sportello bancario. Per molti cittadini, soprattutto anziani, questa non è modernizzazione: è abbandono.

Questa è la Valle d’Aosta reale. Non quella dei capitoli di spesa, ma quella delle valli, dei paesi, delle famiglie.


La riforma degli enti locali come architrave

Se vogliamo che la solidità finanziaria diventi futuro, serve una visione.
E a mio avviso la madre di tutte le riforme è la riorganizzazione del sistema degli enti locali.

Non per cancellare i Comuni, ma per garantire servizi uguali nei territori, superando l’illusione che ogni Comune possa fare tutto da solo. Servono ambiti territoriali ottimali, coerenti con la geografia e i bacini di vita, dentro i quali gestire in modo unificato funzioni fondamentali: sociale, scuola, personale, tributi, digitale.

La finanza locale deve passare da trasferimenti storici a standard di servizio.
Meno deroghe annuali, più regole chiare e prospettiva.

Senza questo passaggio, continueremo ad avere bilanci formalmente in equilibrio e territori sempre più fragili.


Conclusione – Un bilancio corretto non è una visione

Questo bilancio è tecnicamente ineccepibile. I conti tornano, gli equilibri reggono.
Ma proprio per questo emerge il suo limite: non indica una direzione.

La Valle d’Aosta non ha oggi un problema di soldi. Ha un problema di scelte.
Usare la solidità per gestire l’esistente non basta più. Serve il coraggio di trasformarla in cambiamento, prima che il tempo — e la demografia — presentino il conto.

Il confronto politico serve a questo: non a negare i numeri, ma a dare loro un senso.

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