Se le elezioni regionali di novembre avevano un obiettivo, era quello di darci un’istantanea del rapporto tra i cittadini e la politica. E l’istantanea è impietosa: in Campania, Puglia e Veneto l’affluenza è crollata ai minimi storici. La partecipazione è scesa al 44,1 % in Campania, più di undici punti in meno rispetto al 2020. In Puglia è calata al 41,8 % . In Veneto si è fermata al 44,65 %, quando cinque anni fa superava il 61 % . La prima lezione? Non vincerà chi è più bravo in TV, ma chi sa rimettere in gioco un elettorato disilluso.
Campania: Fico vince, il PD tiene, FdI cresce.
A Napoli la sfida finisce con un risultato netto: Roberto Fico viene eletto presidente con 1,29 milioni di voti, pari al 60,63 %.
Ma guardiamo ai partiti. Il Partito Democratico è la lista più votata del centrosinistra con 370 016 voti (18,4 %). Il Movimento 5 Stelle si ferma a 183 333 voti: sono oltre 50 000 in meno rispetto al 2020, quando superava i 233 000 . Al contrario, Fratelli d’Italia passa da 140 918 a 239 733 voti, un balzo di quasi 100 000 preferenze . La Lega scende a 110 735 voti e Forza Italia raddoppia a 215 419.
Molti commentatori pensano che l’astensione penalizzi sempre “gli altri”, ma in Campania l’emorragia di voti colpisce proprio chi dovrebbe incarnare la protesta. Senza l’alleanza larga che comprende PD, M5S, Verdi e civiche, Fico non avrebbe raggiunto il 60 %. Il centrosinistra vince perché resta plurale.
Puglia: Decaro stravince, PD e FdI in ascesa.
In Puglia l’europarlamentare Antonio Decaro conquista la presidenza con 919 665 voti (64 %) . La lista PD arriva a 344 228 voti, segnando un netto aumento rispetto ai 289 188 del 2020 . Fratelli d’Italia sfiora i 249 000 voti, mentre la Lega Puglia crolla a 106 853 voti. Il M5S scende a 95 963: più di 69 000 voti persi in cinque anni .
La novità pugliese? Le liste civiche. La coalizione di Decaro include sigle come “Decaro Presidente” e “Per la Puglia”, capaci di intercettare elettorati diversi e sommare consensi. Qualcuno sostiene che questo diluisca l’identità; i numeri mostrano il contrario: ampliare la coalizione porta voti.
Veneto: dominio di Stefani, Lega e FdI fanno il pieno.
Il Veneto resta territorio del centro‑destra. Alberto Stefani vince con 1 211 356 voti. La Lega – Liga Veneta Stefani Presidente raccoglie 607 220 voti, quasi 260 000 in più rispetto al 2020. Fratelli d’Italia passa da 196 310 a 312 839 voti, mentre Forza Italia cresce a 105 375. Nel campo progressista il PD si ferma a 277 945 voti, con un lieve aumento. M5S crolla a 36 866 voti. Chi pensa che la “Lega di Zaia” sia in declino dovrà rivedere i propri paradigmi: il partito resta saldamente il primo della regione. Il centrosinistra, pur unito, non riesce a sfondare e rimane confinato nelle città.
Confronto e tendenze.
Riassumendo, il PD tiene nelle sue roccaforti (Campania) e cresce in Puglia e Veneto, ma non trascina da solo. Il M5S perde terreno ovunque, confermando di non essere più il partito‑antidoto all’astensione. Fratelli d’Italia è l’unica forza in forte crescita sia al Sud sia al Nord. La Lega vola in Veneto ma arretra al Sud. Forza Italia dimostra che l’elettorato moderato non è scomparso. Verdi e Sinistra guadagnano consensi in tutte e tre le regioni, diventando un tassello necessario per ogni coalizione progressista.
Perché questa analisi parla anche alla Valle D’Aosta.
Nel 2027 si voterà per Camera e Senato e la Valle d’Aosta eleggerà un deputato e un senatore. Le lezioni del 2025 indicano che il centrosinistra può vincere solo se si presenta unito e con una rete territoriale forte. Campania e Puglia dimostrano che una “gauche plurielle” – autonomisti, progressisti, riformisti, ambientalisti e civici – può battere la destra. Veneto mostra che senza un’alleanza larga, il rischio è sparire.
Dunque, se la Valle d’Aosta vuole portare a Roma una voce progressista, è ora di cominciare a costruire la coalizione: non a ridosso del voto, ma subito. Solo così si potrà evitare che l’astensione decida per noi.


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