Cambiare la Valle per non perderla.
Le mie linee programmatiche per il congresso PD.
Aprile-Maggio 2026
C’è un dato che ho messo in apertura di queste linee e che non riesco a togliermi dalla testa.
Da oltre dieci anni il centrosinistra in Valle d’Aosta, in tutte le sue forme, con tutte le sue coalizioni, non riesce ad andare oltre i dodicimila voti. Il venti per cento dell’elettorato votante. Una soglia che non si sposta, impermeabile a qualsiasi cambiamento di formula o di leadership.
Dodicimila voti non bastano a contare. Non bastano a governare. Non bastano a cambiare ciò che va cambiato.
Da questa constatazione che è aritmetica e non polemica, nascono le linee programmatiche che presento oggi come candidato alla carica di Segretario regionale del Partito Democratico della Valle d’Aosta.
Il titolo le riassume meglio di qualsiasi sintesi: Cambiare la Valle per non perderla.
Non è uno slogan. È una diagnosi. La Valle d’Aosta ha costruito il proprio sistema istituzionale, scolastico, sanitario e sociale negli anni Settanta e Ottanta, per rispondere ai bisogni di una società che non esiste più. Da allora la popolazione è cambiata, l’economia è cambiata, la famiglia è cambiata, il lavoro è cambiato. Le istituzioni no. E nessuno, né la destra, né il mondo autonomista, né il centrosinistra quando era al governo, ha avuto il coraggio di mettere mano alle riforme strutturali necessarie.
Il conto sta arrivando: nei servizi che si deteriorano, nei giovani che se ne vanno, nelle comunità di montagna che si svuotano.
Queste linee affrontano sei capitoli.
Il primo riguarda l’identità del partito: progressista, autonomista, valdostano. Non una succursale del partito nazionale, non una federazione di correnti, un partito con una voce propria, capace di tenere insieme le due appartenenze senza sacrificare l’una all’altra.
Il secondo descrive la Valle d’Aosta che nessuno vuole vedere: quella che si articola silenziosamente in tre realtà sempre più distanti, la montagna turistica con i suoi costi abitativi proibitivi, la montagna interna che si spopola, la Plaine di mezzo che guarda il futuro con crescente preoccupazione.
Il terzo riguarda il partito che vogliamo costruire: una presenza reale nei settantaquattro comuni, circoli riorganizzati sulle Unités des Communes, assemblee aperte ai non iscritti. Meno comitato elettorale, più organizzazione politica permanente.
Il quarto, il cuore del documento, è la visione per la Valle d’Aosta: territorio e ambiente, welfare e fragilità sociali, sviluppo economico, contrasto allo spopolamento, riforma della pubblica amministrazione. Non una lista della spesa: una proposta coerente costruita su tre assi e due temi trasversali.
Il quinto è la strategia: dove vogliamo competere e con chi. C’è una mappa elettorale onesta, con tre aree di lavoro distinte. La partita non si gioca dove siamo già forti.
Il sesto sono gli impegni: pochi, misurabili, verificabili.
Ho fatto parte della segreteria uscente. Non cerco alibi: i risultati non sono stati quelli che ci si aspettava. Riconoscerlo è il primo passo per costruire qualcosa di diverso.
Queste linee non pretendono di essere esaustive. Nelle riunioni di circolo che si terranno nelle prossime settimane, chiunque voglia contribuire ad arricchirle, correggerle o integrarle è benvenuto. Non è una formula di rito: è il modo in cui questo documento è stato scritto, e il modo in cui intendo lavorare.
Un partito che chiede il voto degli iscritti deve prima meritarsi il loro contributo
Fulvio Centoz Candidato alla carica di Segretario regionale del PD Valle d’Aosta Aosta, aprile – maggio 2026
