Discorso ufficiale per la Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate

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11.04.2019

Ex combattenti,

Appartenenti alle Associazioni d’arma,

Autorità,

Signore e Signori,

è con un sentimento di orgoglio e gratitudine che prendo la parola, a nome dell’Amministrazione comunale di Aosta, in questa giornata che celebra le Forze Armate e l’Unità Nazionale.

Il ricordo del Primo conflitto mondiale è ormai consegnato alla storia da diversi anni: nessuno di coloro che vissero quei giorni fatti di episodi eroici, tragici e gloriosi può raccontare quanto avvenne. Per noi che siamo i pronipoti di quegli uomini e donne, soldati e civili che vissero allora è doveroso ricordare perché furono 700 mila i soldati italiani a cadere nel corso della Grande Guerra, e molte di più le vittime tra la popolazione.

La fine di quel conflitto non ha posto termine alla follia della guerra.

Da allora numerosi altri scontri hanno insanguinato diversi continenti in una spirale di violenza che non ha trovato fine neppure dopo la conclusione della Seconda Guerra mondiale, capace di mietere decine di milioni di morti … questa violenza è proseguita fino ai giorni nostri, nonostante il progresso e la ricerca di strumenti per soluzioni pacifiche alle controversie internazionali.

Sono di questi giorni le notizie drammatiche che giungono dalla Siria, dove un paese già provato da anni di guerra civile è ora nuovamente nell’occhio del ciclone, scosso dall’attacco della Turchia alle comunità curde. E sono decine i focolai di guerra nel mondo che scuotono tutti i continenti, dalla Libia allo Yemen, dalla Repubblica democratica del Congo all’Ucraina, dalla Palestina all’Afghanistan.

Si badi bene: pensare alla guerra come “continuazione della politica con altri mezzi”, citando una celebre frase del generale prussiano von Clausewitz, non vuole significare tout court la contrarietà alle Forze Armate.

Al contrario, è doveroso omaggiare il sacrificio compiuto dai militari italiani nel corso della storia del nostro esercito, quando lo sforzo bellico si è reso strettamente necessario. Al tempo stesso non è un sacrilegio riflettere sulla funzione pacifica che i soldati italiani hanno saputo svolgere sia sul suolo nazionale a sostegno della popolazione civile in occasione di eventi calamitosi, sia nel corso di pericolose missioni internazionali a difesa di fragili regimi democratici in Paesi a volte molto lontani da noi.

La capacità di essere anche uno strumento di pace e non di guerra e la naturale predisposizione ad essere vicini alla società civile nelle difficoltà sono le caratteristiche che hanno reso i nostri soldati così amati dalla popolazione. Basti pensare al magnifico lavoro svolto da essi nell’alluvione del 2000, per cui non mi stanco di ringraziare, a nome dell’Amministrazione comunale, l’Esercito che ha così evitato un esito che sarebbe stato ancora più pesante in termini di vite e di danni materiali senza l’aiuto e lo strenuo lavoro dei militari.

Tornando alla celebrazione odierna, l’armistizio di Villa Giusti non sanciva solo la cessazione delle ostilità con l’Impero Austro-ungarico sconfitto dopo tre anni di sanguinoso conflitto: quel giorno si completava anche il disegno unitario dello Stato italiano cominciato con il Risorgimento e affermato dalla proclamazione del Regno d’Italia nel 1861.

Questa fase storica è contraddistinta dall’azione di spinte e movimenti contrari che da un lato hanno fatto nuovamente tornare in auge teorie superate come la supremazia degli Stati-nazione e la preminenza dell’egoismo nazionale sugli interessi collettivi e dall’altro hanno posto al centro della scena politica internazionale rivendicazioni regionaliste e indipendentiste che sono divampate con violenza, come nel caso della Catalogna.

Dal nostro piccolo laboratorio politico e istituzionale che la Valle d’Aosta rappresenta, mi sembra doveroso un monito alla necessità di preservare le nostre prerogative all’interno dell’ordinamento repubblicano.

Coniugare l’unità di uno Stato e le legittime aspirazioni di autonomia dei singoli territori è tema che ha attraversato la storia contemporanea e non ha ancora trovato una soluzione definitiva. Il contesto europeo può forse aiutare a superare una dicotomia presente in molti Paesi e che non può essere risolta con l’uso della forza.

La Valle d’Aosta, in quanto regione a statuto speciale entro il quadro dell’unità nazionale, rappresenta un modello che può essere preso ad esempio. Un modello di autogoverno e di tutela delle specificità culturali ed identitarie che ci ha permesso mezzo secolo di benessere e di crescita economica.

Io credo però che l’autonomia non sia immutabile nel tempo.

Si deve adattare alle circostanze e impone a chi la rivendica di adeguarsi ai cambiamenti esercitando fino in fondo le proprie prerogative e i propri compiti, senza nascondere i problemi quando si manifestano e affrontandoli alla luce del sole.

Oggi più che mai dobbiamo difendere la nostra autonomia, non dalla forza repressiva dello Stato ma dalle infiltrazioni dell’ndrangheta che l’inchiesta penale sta tragicamente mettendo in luce, di cui occorre prendere doverosa coscienza per rigettare comportamenti che non ci appartengono.

Prima di congedarmi, desidero accennare brevemente a un tema che sta particolarmente a cuore all’Amministrazione di Aosta. Come avete potuto constatare, oggi non è stato possibile rendere omaggio al monumento che ricorda il soldato valdostano in quanto il restauro è ancora in corso, e si è protratto oltre i tempi che erano stati originariamente preventivati.

Negli ultimi mesi abbiamo cercato di affrettare i tempi per permettere alla cittadinanza di poter disporre del monumento. Non è stato possibile, e ce ne rammarichiamo, ma siamo giunti oramai alle fasi finali dei lavori di riqualificazione della statua e del basamento, e presto la nuova veste del monumento sarà svelata ai cittadini. In questa giornata desideriamo ricordare lo sforzo compiuto in collaborazione tra il Comune, la Sovrintendenza per i beni e le Attività culturali, l’ANA, senza dimenticare il senatore Lanièce che si è speso personalmente e questo a dimostrazione, ancora una volta, di quanto dicevo in precedenza, vale a dire il legame forte e indissolubile della città e dell’intera regione con il corpo degli Alpini.

Viva le Forze Armate,

Viva la Valle d’Aosta,

Viva l’Italia e l’Europa.

Dialoghi europei

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