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Il dibattito pubblico, soprattutto nella nostra Regione, sta tornando ad occuparsi della legge elettorale. Infatti l’accordo che ha permesso all’attuale “Governo Fosson” di proseguire il suo percorso, dopo che nel mese di giugno si è trovato senza il sostegno di un consigliere e quindi senza la maggioranza assoluta dell’aula, prevede quale punto qualificante la modifica della legge elettorale con l’introduzione dell’elezione diretta del Presidente della Regione.

Questa proposta è stata infatti formalizzata con un a disegno di legge presentato da Rete Civica i cui i punti salienti sarebbero:

  1. Elezione diretta del Presidente e dell’intera Giunta regionale contestualmente alla maggioranza che lo sostiene se la coalizione ottiene almeno il 42% dei voti;
  2. Se nessuno ottiene il 42% dei voti si procede ad un turno di ballottaggio nel quale si sfidano i due candidati che hanno preso più voti per stabilire chi vince;
  3. Sia nel caso di vittoria al primo turno, sia nel caso di vittoria al secondo turno la coalizione vincente ottiene 21 seggi su 35, cioè una maggioranza solida che consente di governare per 5 anni senza rischio di instabilità;
  4. Viene poi previsto il mantenimento della preferenza unica e l’abbassamento della soglia di sbarramento per entrare in consiglio regionale: oggi la lista che non ottiene almeno il 5,7% dei voti validi non entra, mentre la proposta prevede che per essere eletti la lista debba ottenere almeno il 4% dei voti validi;

Tratteggiata a grandi linee la riforma che ha presentato Rete civica e ricordato che il sottoscritto predilige un sistema di collegi uninominali (come ho già avuto modo di spiegare in questo post) vorrei esprimere la mia personale opinione in attesa che il mio partito esprima una posizione ufficiale, su di un testo di legge attualmente in discussione in Consiglio regionale.

Sono personalmente favorevole all’elezione diretta del Presidente della Regione.

Credo che il sistema che vige per quasi tutte le altre regioni italiane e per tutti i comuni con popolazione sopra i 15 mila abitanti (come Aosta) abbia dimostrato come sia possibile eleggere dei Presidenti (o dei Sindaci) che possono contare su di una maggioranza stabile e svolgere così appieno il loro il loro mandato politico. Certo ciò non è sufficiente ad uscire dalla profonda crisi in cui versano oggi i partiti politici ma di sicuro aiuta a stabilizzare il sistema chiarendo fin da subito chi sarà il Presidente, quale sarà la sua maggioranza e su quale programma quella maggioranza lavorerà nei cinque anni della consiliatura sottoponendosi alla fine al giudizio degli elettori.

E sono altresì convinto che ci siano tutti gli strumenti per dotare il Consiglio regionale di penetranti poteri di controllo sull’opera del Presidente al fine di evitare che possa diventare un uomo solo al comando (sulle funzioni prefettizie che sono oggi al centro del dibattito sorvolo perché la materia merita un post a se per la complessità, ma dichiaro subito che sono favorevole al mantenimento delle funzioni prefettizie in capo al Presidente anche in caso di elezione diretta di quest’ultimo).

Ciò che invece non mi convince della proposta sono due aspetti che non reputo secondari:

  1. l’elezione diretta della giunta contestualmente al Presidente. Se si individua un Presidente eletto direttamente non si può poi vincolare le sue prerogative (la scelta appunto della Giunta) con nominativi già individuati. Si crea un vincolo giuridico troppo forte, si impedisce alla politica di risolvere i conflitti con un pò di elasticità (magari cambiando un assessore nel corso del mandato). Chi è eletto direttamente (e ne so qualcosa) è comunque il responsabile politico nei confronti dei cittadini; è corretto quindi che possa crearsi una sana dialettica tra Presidente e partiti politici (gruppi consiliari) che lo sostengono;
  2. la preferenza unica va sostituita con la doppia preferenza di genere perché solo in questo modo sarà possibile arrivare ad una reale rappresentanza di genere nelle istituzioni. Si tratta di un meccanismo che tutti gli studi hanno dimostrato essere l’unico per ridurre le differenza di genere nelle assemblee elettive. Non è una norma secondaria, ma un requisito imprescindibile di civiltà.

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